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LA NECESSITÀ DI INTERVENIRE IN VIA D’URGENZA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI: YULHMA V. BALDERAS ORTIZ.

LA NECESSITÀ DI INTERVENIRE IN VIA D’URGENZA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

di Avv. Yulhma V. Balderas Ortiz
Dottore di ricerca in Diritto pubblico, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

La presente considerazione si riferisce alla necessità di intervenire in via d’urgenza sui cambiamenti climatici che, purtroppo sono diventati più evidenti nel giro di qualche decennio: le c.d. “calamità naturali” (terremoti, tifoni, uragani, alluvioni), la scioglimento dei ghiacciai, delle foreste e delle colture perenni, l’innalzamento del livello dei mari e la conseguente erosione delle coste, l’avanzamento dei deserti, il deterioramento dei suoli.

Inutile dire che a pagare il conto più salato sono gli Stati membri della Comunità Internazionale a reddito medio – basso, le cui popolazioni si vedono costrette ad emigrare (le regioni sub-sahariane da anni stanno vivendo un esodo di proporzioni sempre più vaste) o vivere in condizioni sempre più precarie, in particolare i piccoli produttori agricoli e le famiglie rurali indigene, che sono la”spina dorsale” della produzione agricola ed agro-alimentare, che costituiscono, infatti, i gruppi sociali più marginali e vulnerabili, con minore accesso ai servizi essenziali di salute ed educazione e con minore “voce” politica, per la loro dispersione sul territorio e per la lontananza, anche geografica, dai centri del potere politico.

Ancora oggi gran parte della povertà estrema è concentrata nelle zone rurali del sud del Mondo. L’ampliamento delle periferie, frutto delle megalopoli nate da massicci processi di inurbamento: hanno prodotto l’abbandono delle campagne per la mancanza di lavoro, disperazione e violenza.

La risposta a livello globale alla sfida del cambiamento climatico ha portato, a identificare due tipi di azioni: “mitigazione” e “adattamento”. La prima è indirizzata a ridurre quella componente del cambiamento climatico imputabile ai comportamenti umani. Si tratta, in sostanza, di limitare le emissioni di gas ad effetto serra sia sul fronte tecnologico-produttivo (fonti di energia “verde”, processi produttivi a bassa intensità energetica, eccetera), sia sul fronte dei comportamenti individuali e sociali (riduzione degli sprechi e degli eccessivi consumi energetici). In pratica, occorre individuare ed applicare opportune soluzioni tecnologiche, insieme a politiche che inducano comportamenti individuali e sociali appropriati (per esempio attraverso regolamentazioni ambientali e forme innovative di tassazione), con una profonda azione educativa tesa ad introdurre nuovi stili di vita. La seconda azione, invece, ha lo scopo di ridurre al minimo i costi economici, sociali ed ambientali del cambiamento climatico che si è già realizzato e che sarebbe ragionevole attendersi anche per il futuro, dato che, persino nelle prospettive più rosee, l’azione potrà forse rallentarlo, ma non eliminarlo. È essenziale nelle zone rurali dei Paesi più a rischio. In questa prospettiva, l’intera strategia di sviluppo rurale ha bisogno di essere ripensata in termini di reale possibilità di permanenza delle popolazioni locali sui loro territori. Sappiamo che queste popolazioni hanno un intenso legame spirituale, culturale, sociale ed economico con la loro terra. Per loro “la terra è vita”, letteralmente. Per ridurre i rischi e contenere le perdite associate agli eventi climatici estremi, però, non bastano soluzioni tecnologiche o provvedimenti regolativi, occorre una risposta a più livelli, fatta “su misura” per le esigenze locali, affinché le popolazioni non siano costrette a migrare.

Le politiche di mitigazione richiedono investimenti che spesso attivano nuovi settori produttivi, realizzando nuovi beni di consumo. Insomma, anche nel breve periodo, creano business. Le politiche di adattamento, invece, comportano investimenti immediati che produrranno solo benefici futuri e benefici non monetari, che si manifesteranno sotto forma di costi evitati. Pertanto: niente, o ben poco, business.

L’importanza di queste politiche a livello locale non sembra riconosciuta, a giudicare dai dati che sono a disposizione: circa l’80% dei fondi legati al cambiamento climatico sono destinati a progetti di mitigazione attraverso nuove tecnologie energetiche, mentre per i progetti di adattamento climatico – così essenziali per la sicurezza alimentare del pianeta e per la lotta alla povertà – rimangono solo le briciole.

Su questo argomento, “una pietra miliare” è rappresentata dalla sentenza di primo grado del tribunale dell’Aia che ha ordinato al governo olandese di abbassare di almeno il 25% le emissioni di CO2 entro il 2020, facendo prevalere su ogni altro il diritto alla salute. Questa sentenza (caso Urgenda)52 potrebbe costituire un precedente per altri Stati membri della Comunità Internazionale sul tema della giustizia ambientale, in questa ondata di contenzioso climatico.

Urgenda, un’Ong olandese fondata da Marjan Minnesma, attraverso un ricorso promosso da 900 cittadini olandesi, ha argomentato che il governo aveva l’obbligo legale di proteggere i propri cittadini dai pericoli del cambiamento climatico. In termini di attuazione pratica, il governo olandese aveva deciso di chiudere le centrali a carbone, aumentare l’uso di mulini a vento e l’energia solare e ridurre drasticamente le estrazioni di gas nel nord del paese. Il giudice ha stabilito che in base ai criteri attuali, i Paesi Bassi potrebbero ottenere una riduzione del 17%, al massimo, nel 2020, meno che in altre nazioni e di migliorare l’ambiente. La sentenza giuridicamente vincolante e sulla base di “Tort Law” (un concetto generale e universale che si riferisce essenzialmente ad un dovere di astenersi dal causare danni) mette sotto pressione il governo olandese ad accelerare il processo di efficienza energetica, al fine di raggiungere gli obiettivi entro i prossimi cinque anni.

In merito a ciò, l’EU28 ha sostenuto che venga intrapresa un’azione rapida, viste le condizioni meteorologiche estreme che riducono le calotte di ghiaccio e provocano la scarsità di cibo e acqua, di recente è stato stabilito un obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030, a tale proposito è stata prevista una grande conferenza sui cambiamenti climatici, la “Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici” (COP21)53, che si svolgerà a Parigi nel dicembre 2015, con l’obiettivo di trovare un accordo globale che limiti l’aumento della temperatura a non più di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Inoltre risultano molto utili gli studi recenti di Papa Francesco Laudato Si, Enciclica sulla cura della casa comune, in cui viene ribadito che «Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana»54. Tale opera è altamente educativa, circa la situazione in cui si trova il mondo: l’inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua, la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza.

Ed anche le opere di Jeremy Rifkin: Economia all’idrogeno, Ecocidio e La fine del lavoro55, in cui l’autore ci mette di fronte ai terribili esiti della dipendenza delle società dal petrolio, fonte energetica ormai in via di esaurimento, la cui scarsità rende vulnerabile l’economia e mina gli equilibri geopolitici in un periodo di tensione con i principali produttori dell’oro nero, con le catastrofiche conseguenze dell’uso dei combustibili fossili sull’ambiente del nostro pianeta. Secondo Rifkin, c’è una soluzione per uscire da questa grave impasse ecologica e tecnologica: un rivoluzionario serbatoio di energia, l’idrogeno, l’elemento più semplice e diffuso nell’universo, il cui sfruttamento potrà creare le condizioni per una redistribuzione del potere e della ricchezza, generando il primo regime energetico veramente democratico nella storia dell’umanità.

NOTE: 

 

52Cfr. Maria Cristina Breida, Il caso Urgenda: un nuovo corso nella politica di riduzione delle emissioni inquinanti?, Il Sole 24 Ore, 7 luglio 2015.

53Per saperne di più, si consiglia visitare la pagina web: http://www.cop21.gouv.fr/

54I temi dell’inquinamento e del cambiamento climatico, la questione dell’acqua, la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza, vengono approfondite da Papa Francesco nella sua opera, Laudato Si, Enciclica sulla cura della casa comune, Tipografia Vaticana, 2015.

55Cfr. Jeremy Rifkin Economia all’idrogeno, Ecocidio e La fine del lavoro, Mondadori, 2003.

 

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